Vi si spezza il cuore che Timothée Chalamet non abbia vinto l’Oscar tanto agognato per il sopravvalutato Marty Supreme, andato invece a Michael B Jordan per I peccatori? Oppure fate parte degli “sfigati” che vanno ancora a teatro e vedere l’opera e il balletto e ve la ridete sotto i baffi? Magari siete tra quelli che stanotte in modalità goblin hanno seguito gli Academy in diretta e hanno esultato per la vittoria dei brutti e cattivi come la zia Gladys di Weapons e il fanatico Lockjaw di Una battaglia dopo l’altra? Forse gli Oscar e il cinema non li avete calcolate perché vivete di streaming e social, ma avete festeggiato per il trionfo della superstar di Netflix Kpop Demon Hunters. Quest’anno gli Academy Award hanno diviso davvero solo una categoria: quelli che li hanno trovati “prevedibili” e quelli che li hanno trovati “sorprendenti”. Per noi, le vittorie degli attori menzionati all’inizio non erano così ovvie e infatti ci siamo avvicinati a questa lunga cerimonia ipotizzando solo che Una battaglia dopo l’altra avrebbe sbancato.Ma partiamo da Timothy Shamalamadingdong: Marty Supreme, biopic sul campione di ping pong è rimasto a secco di premi. Tim era certo di portarsi a casa la statuetta per miglior attore protagonista grazie alla sua invidiabile sicurezza di sé e una campagna pubblicitaria che esaltava il suo convinto supermomismo. Per la parte, che ha definito “il personaggio che più mi somiglia, entrambi siamo disposti a tutto per vincere”, ha ridotto il suo fisico all’osso, si è allenato a giocare a tennis da tavolo per sei anni, si è fatto imbruttire col trucco. Non è bastato. Ci credeva davvero, e un po’ ci dispiacerebbe se non fosse per le sparate sul balletto, che secondo lui non si calcola nessuno (detto da uno che ha fatto un film sul ping pong). Sparate che, in ogni caso, non sono la ragione della sua sconfitta: la deadline per depositare le preferenze dei votanti agli Oscar è il 5 marzo, e l’intervista dove ne parla è diventata virale un paio di giorni dopo. Ci piacerebbe approfondire l’ironia – la mamma di Timmy è un'attrice e ballerina di Broadway e lui stesso ha perso il ruolo di Spiderman a favore di Tom Holland perché quest’ultimo godeva della preparazione atletica derivante dalla danza classica – ma oggi si parla di Oscar.HOLLYWOOD, CALIFORNIA - MARCH 15: (L-R) Kylie Jenner and Timothée Chalamet attend the 98th Oscars at Dolby Theatre on March 15, 2026 in Hollywood, California. (Photo by Kevin Winter/Getty Images)Kevin Winter/Getty ImagesEpica la vittoria di Jordan e di I peccatori che danno lustro a un genere generalmente snobbato dagli Academy come l'horror. Lo stesso vale per Amy Madigan, miglior attrice protagonista per Weapons - la vera vittoria degli outcast - e il ruolo di quella vecchiaccia strega brutta e cattiva e mangiabambini di zia Gladys (a questo abbiamo riservato un intero approfondimento, a cui vi indirizziamo). Da notare anche la vittoria di Sean Penn di Una battaglia dopo l’altra, che ha battuto Benicio del Toro nello stesso film con una parte ben più gradevole e quello gnocco del mostro di Frankenstein di Jacob Elordi. Una delle più grandi critiche cinematografiche italiane ha informalmente commentato che Elordi ha “recitato col c****”, e in effetti ampio spazio è stato dato alle inquadrature delle sue natiche rotondeggianti più che al suo volto sfregiato e dolente. Niente vittoria per lui, e nemmeno un Razzie per la sua esilarante performance in Cime tempestose. Tornando a Penn, tutti sapevano che, da sprezzante uomo contro quale è, non avrebbe ritirato – non lo ha fatto neanche con gli altri – il premio se avesse vinto, il che non giocava a suo favore. Eppure, con il ruolo del viscido razzista fanatico che si trasforma nello zerbino di quella suprema dea Kali che è la fuggitiva Perfidia ha dimostrato ancora una volta la sua mostruosa bravura. La curiosità qui sta che Lockjaw, incommensurabile esemplare di perdente della manosfera, ha battuto il Gustav Borg di Stellan Skarsgard, il favorito nei panni del regista padre egocentrico e assente, l'ennesimo attempato narcisista che si pente giusto in tempo per farsi fare da badanti dai figli.Altre vittorie “felici”: Jessie Buckley ha vinto come migliore attrice protagonista per la straziante parabola sul lutto più grande, quello di perdere un figlio, di Hamnet – In nome del figlio. Curiosità: Jessie ha una carriera parallela – anche lei è una cantante eccezionale – come Amy Madigan. L'ultima nota va all'animazione. Kpop Demon Hunters ha vinto come miglior film animato e miglior canzone: da estimatori della Hallyu ammiriamo come i coreani (sebbene la produzione sia americana e i responsabili mezzi canadesi) continuino a essere rilevanti a Hollywood. Altri motivi per apprezzarne il successo: considerare che su quel film animato nessuno, nemmeno la Sony sua produttrice, ci aveva scommesso; notare che il sopravvalutato Arco ha perso e questo ci fa ben sperare che prima o poi gli Oscar accetteranno che la maggioranza dei film di animazione occidentali che beccano le statuette sono per lo più mediocri rispetto ai cugini orientali (quest'anno, gioielli di tecnica e narrativa come i film di Demon Slayer e Chainsaw Man sono stati candidati). Il viziato bimbo del futuro che è costato un’intera vita di ricerche alla sua famiglia per un capriccio ha perso contro un branco di adorabili pazze junkfood-addicted ammazzademoni che cantano inni alla diversità.