L'altra serata degli Oscar: la notte degli Academy Awards ha visto trionfare Una battaglia dopo l'altra del regista-mito Paul Thomas Anderson, pellicola molto "anti-trumpiana" come impostazione e come tema affrontato (la lotta per liberare immigrati clandestini) che fa il pieno di statuette (sei: premiata per Film, Regia, Montaggio, Sceneggiatura non originale, attore non protagonista Sean Penn, Casting).
Esce ridimensionato dalla serata Sinners - I peccatori, che con 16 nomination aveva superato ogni record e si ferma a quota quattro: sceneggiatura originale, fotografia, colonna sonora e attore protagonista. Come sempre, al di là dei bilanci, gli Oscar regalano sempre momenti cult.
La gioia di Anderson - A 55 anni, al suo decimo film, Paul Thomas Anderson conquista la sua personale rivincita con l'Academy e con Hollywood, dopo essere stato candidato tre volte. Circondato dall'intero cast che lo ringrazia ("Ora prendiamoci un Martini"), ricorda i film candidati nel 1975: Qualcuno volò sul nido del cuculo, vincitore di quell'anno, Lo squalo, Quel pomeriggio di un giorno da cani, Barry Lyndon, Nashville e Shampoo. Praticamente un bignami della storia del cinema. La dedica è per l'amico e collaboratore Adam Somner, scomparso nel 2024: "Ora si trova in un bar enorme lassù in cielo. Si sta gustando un gin tonic ed è felicissimo". Una battaglia dopo l'altra è un film concepito prima del ritorno di Trump alla presidenza e racconta le avventure di un gruppo di rivoluzionari, i French 75, che organizzano azioni di guerriglia per liberare immigrati clandestini detenuti in campi di prigionia. "Non sono un politico, sono un cineasta", ribadisce Anderson. "Dovrebbe essere solo un film d'azione su un uomo che cerca di riavere sua figlia. Ma quello che vedo ogni giorno mi pesa sul cuore per il mondo".











