“No alla guerra, Palestina libera”. Il momento più politico della notte degli Oscar l’ha regalato, guarda caso, uno spagnolo. Introducendo il premio al miglior film straniero Javier Bardem ha sintetizzato in cinque parole tutto ciò che in questo momento dà fastidio a Donald Trump e ai suoi accoliti. Il presidente degli Usa può aggiungerlo alla lista dei “cattivi” in testa alla quale c’è un connazionale di Bardem, il premier spagnolo Pedro Sanchez. Dopo le parole del bravo attore (che ha vinto l’Oscar nel 2008 grazie al ruolo di un killer… americano, in Non è un paese per vecchi) la Spagna sarà sempre più un “Paese canaglia”. Almeno a Washington, certo non a Hollywood dove lo spagnolo è sempre più una seconda lingua molto apprezzata.
Oscar 2026, Bardem con la scritta 'No alla guerra': "Uccidiamo persone innocenti e usiamo menzogne"
Purtroppo, dopo questa presa di posizione così diretta Bardem ha dovuto consegnare il premio più anodino della serata. Sentimental Value è un ottimo film, ma è appunto un film-film: ben scritto, ben recitato, ben diretto; un bellissimo compitino. Nella cinquina c’erano almeno tre “oggetti” politicamente roventi, il cui valore va ben al di là dei pur altissimi meriti cinematografici. Parliamo di Un semplice incidente di Jafar Panahi, già Palma d’oro a Cannes, ennesimo atto d’accusa dei crimini perpetrati dal regime di Teheran; di La voce di Hind Rajab, sulla bambina palestinese uccisa a Gaza; e anche di L’agente segreto, magnifico thriller che racconta una feroce dittatura militare (Brasile, anni 70) ovviamente foraggiata, tanto per cambiare, dagli Stati Uniti.











