Non se l’aspettava Hollywood di trovarsi nel mezzo di una follia bellica scatenata dal proprio Paese alla vigilia della magica Notte degli Oscar, quella dell’autocelebrazione più festosa. Ma, “ascoltando” lo spirito del cinema, qualcosa era nell’aria. A urlarlo a gran voce sono i candidati in corsa verso il Miglior Film Internazionale, quella cinquina “aliena” dalle luci dello star system, capace da sempre di registrare il polso del mondo e proporlo all’Academy più famosa del pianeta. Mai come quest’anno i nominati interrogano i votanti sulla politica, sulla Storia in progress, sull’umanità chiamata a scegliere fra il bene e il male.

C’è la tragedia di Gaza (The Voice of Hind Rajab, candidato per la Tunisia), c’è l’Iran di Jafar Panahi (Un semplice incidente, candidato per la Francia), c’è l’apocalisse esplosiva (Sirāt, candidato per la Spagna) e c’è anche la persecuzione di una dittatura (L’agente segreto, candidato per il Brasile). Poi, naturalmente, non manca la mosca bianca “privata” (Sentimental Value, candidato per la Norvegia), che elabora il vissuto di una famiglia, tra rimossi, colpe e affetti risvegliati, quale possibile via d’uscita dai temi urgenti e stringenti.

Osservando i titoli, quasi tutti provenienti dallo straordinario concorso del Festival di Cannes 2025 – ad eccezione del film tunisino presentato alla Mostra del Cinema di Venezia – si può parlare di un’annata ottima, diversificata, ricca di idee cinematografiche oltre che tematiche.