“Sarete voi la generazione del buon senso, della dignità e della decenza”. Esce dalla bocca del pluri-vincitore Paul Thomas Anderson la frase chiave della Notte degli Oscar 2026, consumatasi nel mezzo della guerra della presidenza Trump. “Voi” — i suoi figli a cui dedica il premio alla miglior sceneggiatura adattata — siete l’unica nostra speranza perché – leggiamo tra le righe – qui mancano totalmente buon senso, dignità e decenza.

Parole forti in una serata hollywoodiana assai meno esplosiva delle bombe che tiravano i French 75, i sovversivi protagonisti del suo Una battaglia dopo l’altra, ribelli all’establishment, al potere vessatorio sui deboli, a mostri lobbisti capaci di eliminare in una camera a gas gli epigoni da loro stessi generati. Insomma, Hollywood non è mai stata dalla parte di Trump, il vero convitato di pietra, e ancor meno può esserlo ora, in piena furia bellica.

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Chissà, forse c’era anche imbarazzo da parte dei candidati statunitensi, inconsciamente portatori di una nazionalità di cui è impossibile oggi andar fieri. Ecco perché la libertà di espressione (pro Palestina e contro la guerra) giace sulla giacca di Javier Bardem, quasi “ambasciatore” di quella Spagna dal premier più temerario d’Europa. E poi compare Jimmy Kimmel, il genio censurato dall’inquilino che alterna Mar-a-Lago alla Casa Bianca: “Ci sono alcuni Paesi i cui leader non sostengono la libertà di parola. Non posso dire quali. Diciamo solo che si tratta della Corea del Nord e della CBS”.