VENEZIA - Dopo giorni di dibattito più o meno acceso, adesso si va proprio allo scontro. Fratelli d’Italia non solo ribadisce la propria posizione e il sostegno al ministro Alessandro Giuli, ma accusa Pierangelo Buttafuoco e la sua governance. «La decisione della Biennale è andata oltre l’ambito di autonomia sulle scelte culturali, che ovviamente rispettiamo» dice urbi et orbi alle agenzie di stampa Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera ed esponente di FdI. «Riteniamo che si sia sottovalutato l’effetto internazionale e geopolitico che puntualmente si è presentato, nonostante l’avvertimento del ministro Giuli che, fin dall’inizio, è stato tenuto all’oscuro dalla governance della Biennale». Parole pesanti, quindi. E senza rischio di fraintendimento.
Il Ministero della Cultura attende nelle prossime ore, probabilmente già entro la giornata di oggi, i documenti chiesti alla Biennale per valutare la compatibilità della presenza russa all’esposizione in programma dal prossimo maggio.
Il ministro Giuli ha intenzione di andare a fondo e ha chiesto alla Fondazione di rispondere con la massima urgenza, con l’obiettivo di verificare se non siano state violate le restrizioni internazionali dovute al conflitto in Ucraina. Al vaglio ci sono i verbali del cda e la corrispondenza con Mosca per controllare sia le modalità di allestimento, che la gestione del Padiglione. La prima verifica riguarda il rispetto delle rigide regole imposte dalle sanzioni in essere. Da lì poi il ministro deciderà quali iniziative intraprendere. «Perché», fanno sapere da fonti governative «da un lato c’è l’autonomia dell’istituzione, rivendicata dal presidente Pietrangelo Buttafuoco, dall’altra la difesa dell’interesse nazionale che, secondo la linea tracciata da Fratelli d’Italia, sarebbe in questo caso prevalente».









