VENEZIA - Un nuovo colpo di scena nella vicenda - russi sì? russi no? - che riguarda l'istituzione culturale italiana con la maggiore visibilità internazionale. S Dopo lo scontro a tutto campo, dentro e fuori dall'Italia, dentro e fuori dal governo e dal centrodestra e su una dimensione europea, ecco che il ministro Alessandro Giuli, amico del presidente Buttafuoco ma avversario in questa querelle sul ritorno della presenza di artisti russi nell'edizione che si apre a maggio, chiede alla consigliera del Cda, Tamara Gregoretti, di dimettersi. Era stata nominata dal ministero, quindi diretta espressione dell'esecutivo. Ma è legatissima a Buttafuoco. Il Mic non le perdona di non essersi opposta (anzi di avere sostenuto con convinzione) alla cosiddetta "Biennale della tregua". Quella in cui Pietrangelo Buttafuoco vuole far partecipare tutti ma proprio tutti: anche la Russia governata da Putin oltre che l'Iran e Israele. Non era stato proprio lui, tempo fa, a proposito della rassegna cinematografica veneziana, a dire che gli piaceva vedere «le due bandiere di due Paesi nemici, Israele e Iran, che si accarezzano sul tetto del Palazzo del Cinema»? Questo è Buttafuoco. Uno che crede così tanto nella cultura a che, per quanto riguarda la Russia, per lui viene prima l'eternità di Dostoevskj che il presente, e ci si augura non il futuro, di Putin.
Biennale, Giuli sfiducia la sua consigliera. Gregoretti: «Resto»
VENEZIA - Un nuovo colpo di scena nella vicenda - russi sì? russi no? - che riguarda l'istituzione culturale italiana con la maggiore visibilità internazionale. S Dopo lo...












