La battaglia del referendum è una battaglia importantissima per la riforma della magistratura. Una riforma che non è fatta nell’interesse dei magistrati o degli avvocati, ma nell’interesse del cittadino. Per questo va stigmatizzato con forza il terrorismo mediatico e giudiziario che sta facendo il fronte del No. Ritengo che ci siano in particolare quattro falsità che vengono sciorinate quotidianamente e sulle quali vorrei richiamare l’attenzione. La prima è che la riforma non risolve i problemi della lentezza dei processi. È ovvio: questo non è il suo scopo. La riforma, infatti, punta a risolvere il primo problema che affligge la giustizia italiana, e cioè quello della giustizia del processo.
Se accelerassimo un processo ingiusto sarebbe pericolosissimo perché farebbe aumentare la fila degli innocenti condannati. Invece, dobbiamo stabilire le basi per avere un processo giusto; una volta raggiunto questo obiettivo, ben venga la celerità. Ed è proprio sulle fondamenta della giustizia che interviene questa riforma.
In secondo luogo, gli esponenti del No enfatizzano la portata della riforma con una strategia del terrore. “Vogliono cambiare ben sette articoli della costituzione” è il leitmotiv che si sente spesso. Tuttavia si dimenticano che la Costituzione ha ricevuto venti modifiche, con alcune riforme che sono intervenute addirittura su 25-30 articoli. E invece, con questa riforma, vengono modificati, e in meglio, soltanto tre articoli. Viene cambiato, anzi completato, l’articolo 104. Il quale è perentorio: “La magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Cosa dovrebbe dire di più il legislatore?









