La guerra ibrida dei magistrati ibrida per le bugie travestite da opinioni o paure - contro la riforma che li riguarda può essere vinta purtroppo solo con la complicità dell’informazione. La complicità cioè di noi giornalisti se continueremo a fare loro da spalla. Come più di trent’anni fa, quando diventammo i loro megafoni nelle inchieste delle cosiddette mani pulite, contribuendo al clima in cui potevano sfilare per le strade di Milano, e non solo, folle inneggianti alle manette. Che non bastavano mai, né di giorno né di notte. Se ne reclamavano sempre di più.

Fantasia? Una bugia anche questa, per pareggiare magari il conto di quelle che i magistrati raccontano chiedendo in tutti i modi, anche quelli elettronici della sopraggiunta modernità, che si alternano, o quasi, nelle stazioni agli orari di partenza e di arrivo dei treni, o alla pubblicità di qualche prodotto, di dire no, anzi di gridarlo, prima ancora di scriverlo sulle schede referendarie, ai “giudici che dipendono dalla politica”.

Giudici e pm a carriere separate. È piuttosto il racconto delle già ricordate “mani pulite” appena fatto da Ferruccio de Bortoli, sul Corriere della Sera di cui è stato direttore. Un Corriere che a quei tempi ebbe anche un vice direttore, Giulio Anselmi, espostosi con un editoriale che non era, diciamo così, al 100 per 100 in linea con la Procura di Milano.