Le notizie son due. La prima: la monolitica compattezza dell’Anm sul referendum non c’è, non esiste, è pura propaganda. La seconda: i magistrati pro riforma sono costretti a nascondersi per paura – dice una fonte a Libero – che «partano le rappresaglie». Abbiamo contattato pm, giudici, giuristi di lungo corso delle giurisdizioni superiori per capire come i diretti interessati si stiano organizzando in vista della consultazione popolare sulla riforma della giustizia. E tranne tre casi – di cui diremo più avanti – nessuno ha voluto metterci la faccia. La spiegazione è sempre la stessa. Una toga inquirente del distretto della Corte d’appello di Napoli. «Eventi per il sì organizzati da noi? Ma per carità, è praticamente impossibile che ce ne siano. Ci vuole far finire davanti al plotone di esecuzione?».
Un collega ex antimafia di Salerno: «Ne ho parlato con alcuni colleghi, pur favorevoli alla riforma, proponendo un nostro impegno diretto. Risultato? Non mi hanno quasi risposto. Ho percepito una freddezza che imbarazza. Alla fine, ho dovuto giustificarmi dicendo che scherzavo». Una toga, che ha avuto un passato a Napoli e poi è approdata in Calabria, lancia suggestioni: «Se soltanto voi immaginaste quel che dobbiamo sopportare...».






