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14 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:07
Sembrava una genialata. Perché produrre in Italia per esportare all’estero? La logistica costa, e la manodopera, in “certi paesi”, costa meno che da noi. Produciamo direttamente lì: si risparmia. Seconda genialata: conviene trasferire “lì” anche le produzioni delle merci da vendere “qui”: niente scioperi e leggi che difendono l’ambiente. Un sogno per i produttori: libertà di sfruttare e di inquinare, da un’altra parte. Con le delocalizzazioni, chi lavorava qui perde il lavoro. Una parte dei lavoratori va in pensione, un’altra in cassa integrazione: gradualmente, si smantella la classe operaia. A spese dello stato, che paga pensioni e sussidi.
La prima fase delle delocalizzazioni apre spazio per i lavori intellettuali. Ora un’altra rivoluzione, dopo le delocalizzazioni, sta sconvolgendo il mondo del lavoro, la terza genialata: le aziende ad alto contenuto tecnologico stanno licenziando migliaia di lavoratori (intellettuali), sostituiti dall’Intelligenza Artificiale, e si ripete quel che avvenne con la sostituzione delle braccia con le macchine che, ora, sostituiscono i cervelli nei compiti creativi, tipo quelli degli sceneggiatori di Hollywood, o i giornalisti, dopo i bancari. Qualcuno deve progettare l’Intelligenza Artificiale, fare manutenzione ai server, aggiornare i programmi, ma si tratta di compiti che si sta già cercando di affidare all’Ai stessa.






