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Ultimo aggiornamento: 7:40

Il lavoro pubblico sta attraversando una trasformazione epocale. Da un lato, il consolidamento del lavoro agile e da remoto; dall’altro, l’avvento dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali e organizzativi. Due fenomeni apparentemente distinti, ma in realtà profondamente interconnessi, che pongono al centro una domanda urgente: quale futuro vogliamo per il lavoro pubblico?

Come FLP, sosteniamo con convinzione la necessità di tutelare per legge il diritto alla disconnessione. Il lavoro agile, pur segnato da resistenze e da troppi “stop and go”, ha dimostrato di essere un potente motore di innovazione organizzativa. Ha reso possibile lavorare per obiettivi anziché per adempimenti formali, ha rafforzato l’autonomia decisionale dei lavoratori e ha migliorato l’efficacia dei servizi pubblici. Ma non è tutto oro ciò che luccica. La flessibilità, se non regolata, rischia di tramutarsi in disponibilità h24, alimentata dall’uso incontrollato di email, notifiche e messaggistica anche fuori dall’orario di lavoro.

Abbiamo già introdotto nei contratti nazionali di lavoro pubblici tutele importanti. Nel Ccnl delle Funzioni Centrali, ad esempio, abbiamo stabilito con chiarezza che la contattabilità non può eccedere l’orario di lavoro e che vanno garantite almeno 11 ore consecutive di disconnessione giornaliera. Ma questi principi vanno rafforzati anche sul piano normativo. Dove la contrattazione non arriva, o dove il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore è troppo squilibrato, una legge nazionale può costituire una barriera minima di civiltà. Purtroppo, le proposte già depositate in Parlamento giacciono da mesi senza essere neppure calendarizzate. Un ritardo che riflette la difficoltà di riconoscere la centralità di nuovi diritti in un mondo del lavoro che cambia.