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11 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:00
Il 2026 è iniziato con l’ennesimo colpo sferrato alla globalizzazione, ormai agonizzante nella scacchiera geopolitica. Non è la prima volta che il sogno di un pianeta interconnesso fallisce. Dalle reti commerciali dell’Impero romano e della Via della Seta, sostenute dalla stabilità politica e dall’innovazione nei trasporti, alla prima globalizzazione moderna tra il 1870 e il 1914, resa possibile dal vapore, dal telegrafo e dal gold standard, ognuno di questi tentativi è fallito. I motivi? Choc esogeni: epidemie come la Peste Nera, conflitti come le due Guerre Mondiali, o crolli finanziari come quello del 1929.
Ancora più importante per la nostra analisi è quello che si è verificato dopo questi fallimenti e cioè la repentina inversione di tendenza verso tendenze “deglobalizzanti” come il protezionismo, la frammentazione geopolitica, il ripiegamento nazionale, l’imperialismo. Ogni volta la lezione è stata la stessa: l’interdipendenza globale è un equilibrio fragilissimo, dipendente dalla cooperazione politica e vulnerabile alle crisi sistemiche.






