Il sonno sta diventando sempre più una nuova frontiera del benessere contemporaneo: dopo anni in cui abbiamo imparato a monitorare passi, calorie e attività fisica, sempre più si sta iniziando a capire che la qualità della vita passa anche e soprattutto da come dormiamo.

Dormire dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo. Eppure per milioni di persone non lo è più. In Italia circa il 30% delle persone dorme meno del necessario e una su sette dichiara di dormire male, mentre tra i giovani la qualità del riposo è spesso ancora più fragile. Tra i più giovani il quadro è ancora più evidente. Uno studio multicentrico condotto su studenti universitari italiani ha rilevato una media di 6,89 ore di sonno per notte, con oltre il 54% degli intervistati che presenta una qualità del sonno scarsa.

A incidere non sono solo stress e ritmi irregolari, ma anche nuove abitudini digitali. Sempre più persone rimandano il momento di andare a dormire restando agganciate allo smartphone tra social, video brevi, notifiche. E' lo “sleepscrolling”: lo scorrimento compulsivo di contenuti proprio nelle ore che dovrebbero essere dedicate al riposo. La ricerca scientifica conferma il fenomeno: numerosi studi mostrano come l’uso serale dei dispositivi digitali sia associato a ritardi nell’addormentamento, minore durata del sonno e peggior qualità del riposo.