In occasione della Giornata mondiale del sonno, la dottoressa Claudia Denti, esperta in Scienze dell’educazione e di sonno infantile sicuro, aiuta a capire che non esiste una formula magica valida per tutti, perché il sonno “è un processo di regolazione emotiva che si costruisce nella relazione”
di Stefania Medetti
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Se c’è una parola che mette tutti in disaccordo è nanna: dietro al sonno, infatti, c’è un repertorio di inadeguatezze e paure, tentativi ed errori, strategie, aspettative e consigli (spesso non richiesti) che trasformano il momento del riposo nel pinnacolo dello stress. Una situazione che nasce con il bambino e spesso lo accompagna oltre la prima infanzia. Quanto comune è questa situazione e da cosa dipende? “È estremamente comune. Dormire è fondamentale, tanto per gli adulti quanto per il bambino, e quando ci si scontra con la realtà di un neonato che fisiologicamente si sveglia spesso, l’equilibrio di tutta la famiglia entra in crisi e si prova ogni soluzione proposta, alcune però spesso controproducenti”, risponde la dottoressa Claudia Denti, esperta in scienze dell’educazione e sonno sicuro.
“Le ricerche confermano: la maggior parte dei problemi del sonno in età evolutiva non nasce da un deficit del bambino, ma dall’incontro tra un sistema nervoso ancora immaturo e un contesto adulto sotto pressione”, spiega. “Il sonno, infatti, non è solo un fatto biologico: è un processo di regolazione emotiva che si costruisce nella relazione. “La verità è che non esiste il metodo ‘giusto’ da applicare a tutti i bambini, il metodo corretto è quello che si adatta alla famiglia e al bambino”.









