Esiste un momento al mattino in cui il mondo si divide in due fazioni inconciliabili. Da una parte ci sono gli "elettrici", quelli che scattano in piedi al primo trillo della sveglia come se fossero stati espulsi da un cannone. Dall'altra c'è il popolo dello Snooze, cioè quelli che ingaggiano una trattativa sindacale con la sveglia, implorando altri 5 o 10 minuti di oblio in cambio di una colazione consumata di corsa. Per molto tempo questi ultimi sono stati giudicati con severità e quel tasto "rimanda" è stato considerato come se fosse il pulsante dell'inefficienza. Ma la scienza sta finalmente sfumando i toni di questo grigio risveglio. Ad aiutarci a fare chiarezza è Gianluca Rossato, responsabile del centro di medicina del sonno dell'ospedale IRCCS Sacro cuore Don Calabria (Negrar, Verona), in occasione della Giornata Mondiale del Sonno che si celebra il 13 marzo.

Dimmi come dormi e ti dirò di cosa ti ammalerai (ben 130 patologie)

20 Gennaio 2026

Campanello d'allarme

Può fare male alla salute riaddormentarsi e avere quindi un sonno discontinuo? "Frammentare il sonno non è necessariamente negativo", spiega Rossato. "Dipende tutto da perché lo fai. Bisogna valutare se posticipare la sveglia sia il risultato di una scarsa qualità del sonno. In quel caso - continua - non può essere un fatto positivo: sottintende una situazione che rende il nostro riposo inefficace”. Lo snooze può essere dunque la "spia" di un problema più importante. Se premere il tasto rimanda-sveglia è un atto disperato per recuperare bricioli di energia, infatti, si potrebbe essere di fronte a un problema di igiene del sonno o a una vera e propria patologia. "Sarebbe più che altro un campanello d'allarme sul fatto che forse qualcosa nell'organizzazione complessiva del sonno non funziona", sottolinea Rossato.