Ancora dieci giorni e si voterà sulla riforma della giustizia e il dibattito è sempre più acceso. Chi, tra i magistrati, ha scelto di esporsi è Luigi Bobbio, giudice al Tribunale di Nocera Inferiore ed ex senatore di Alleanza Nazionale. Intervistato da La Stampa, Bobbio ha le idee chiare: “La riforma significa di fatto la morte dell'Associazione nazionale magistrati, la perdita del suo controllo sulle toghe”. Bobbio, tra i fondatori del comitato “Sì Separa” della Fondazione Luigi Einaudi, annuncia senza esitazioni come voterà al referendum: “Sì, certo. Nella vita ci vuole un minimo di coerenza”.

Quindici anni in Procura a Napoli, otto dei quali nella Direzione distrettuale antimafia, poi la parentesi politica e infine il ritorno in magistratura. In mezzo anche l’esperienza da capo di gabinetto di Giorgia Meloni, quando era ministra della Gioventù nel governo di Silvio Berlusconi. Secondo Bobbio, il punto decisivo della riforma è il sistema di selezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura. “Ed è proprio su questo che l'Anm si infervora. Con questa riforma, l'Anm perderà il controllo sulla magistratura. Checché ne dicano i buonisti, le correnti sono una questione di potere”. Il magistrato respinge poi l’accusa più pesante mossa dai critici della riforma: l’idea che il governo voglia mettere il cappello sulla magistratura.