La Riforma della giustizia procede al galoppo verso il weekend del voto, il prossimo 21 e 22 marzo. Con l’annosa questione del sorteggio sì, ma solo quando fa comodo. Ed è questo il cortocircuito che emerge guardando al Consiglio superiore della magistratura.
Da nove anni, nel silenzio generale, il Csm affida alla sorte la scelta dei magistrati che devono esaminare i futuri colleghi. Sì, proprio così: dal 2017, ben prima dello scandalo Palamara, la selezione delle commissioni del concorso in magistratura avviene per estrazione. E nessuno ha mai gridato allo scandalo.
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Alla fine, contano solo le correnti. C'è un caso-limite, riproposto dal Tempo, che forse spiega meglio di qua...
Come ricostruisce anche Il Foglio, la svolta arrivò per arginare il peso delle correnti. Prima funzionava così: disponibilità raccolte, nomi filtrati dalla Terza commissione, approvazione del plenum. E dentro quel meccanismo, racconta Antonio Leone, già consigliere laico del Csm, “ovviamente, come in ogni attività svolta dal Csm, anche la selezione dei magistrati che dovevano comporre le commissioni esaminatrici risentiva dell’influenza del correntismo".







