«Forse Nicola Gratteri non ha chiara la situazione», è il commento laconico del collega. Uno dei lasciti più velenosi di questa campagna referendaria saranno le parole del procuratore di Napoli: «Voteranno No le persone perbene. Voteranno Sì gli imputati, gli indagati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con la giustizia efficiente», sentenziò il pm. Sbagliando. Tra coloro che votano Sì infatti ci sarà anche Catello Maresca, già sostituto procuratore a Napoli, attualmente magistrato distaccato presso la Commissione Bicamerale come consulente per le questioni regionali, molto attivo nei comitati a favore della riforma della giustizia.
Maresca è diventato una sorta di eroe nazionale il 7 dicembre 2011, quando arrestò Michele Zagaria, il capo dei Casalesi, il più potente cartello della camorra, la cui ascesa fu raccontata da Roberto Saviano nel 2006 nel celebre libro Gomorra. La cattura fu il risultato di un’inchiesta lunga e raffinata, retta da una strategia investigativa che puntava non solo alla repressione muscolare ma soprattutto all’isolamento economico e sociale del clan. Il boss è al 41 bis, ma i suoi fratelli e la sua prima linea di comando stanno per uscire dal carcere, o già sono fuori, perché Zagaria ebbe l’accortezza di non includerli nei commandi di fuoco, preservandoli dalle accuse di omicidio. Mentre Gratteri è impegnato nella campagna referendaria, il clan sta cercando di riprendere in mano il territorio campano.









