La liquidazione della casa editrice Hoepli e la chiusura della grande storica libreria di Milano è una di quelle notizie che segnalano la fine di un’epoca. La quale epoca è terminata già, e ancora una volta il declino del tempo passa dal declino dei talenti. È di nuovo, questa, una storia di terze generazioni in grado di dilapidare in pochi anni quel che i nonni e i padri avevano costruito e poi custodito per decenni.

Potrei fare altri esempi ma sono sicura che li avete presenti. Ricordo che un importante imprenditore di elettrodomestici, figlio del fondatore, mi raccontò di essersi rivolto a uno studio londinese specializzato nel disinnescare il disastro dell’asse ereditario: in vista del passaggio di consegne spese una fortuna per assicurarsi che nipoti e bisnipoti facessero i pittori, gli assaggiatori di vini, gli esploratori di terre incognite, che seguissero qualsiasi presunta loro vocazione pur di non restare in azienda.

Milano, dipendenti Hoepli in protesta dopo la liquidazione: "Difendere un patrimonio culturale"

Quella che i novanta lavoratori della società editrice e della libreria chiamano ora «la guerra tra ricchi» è la consueta disputa tra cugini, eredi per sangue. Nel novero ce n’è sempre anche qualcuno che avrebbe a cuore le sorti dell’impresa: di solito si trova in minoranza, bullizzato dai congiunti.