Una libreria che chiude è sempre una tragedia. Un cupo segno dei tempi. Sta accadendo con la storica Hoepli, vetrine nel centro di Milano a un soffio dal Duomo. Illustre casa editrice, fra l’altro. Ulrico Hoepli si inventò nel 1875 i manuali tecnici, i libri sul come fare le cose. Guadagnò molto e spese anche molto per la comunità. Il planetario di Milano, per esempio, lo dobbiamo a lui. E veniamo all’oggi, con gli eredi che hanno annunciato la chiusura della società. I librai che perderebbero il posto sono una cinquantina. Di lì le manifestazioni sindacali e i dissensi in piazza e la raccolta di 42mila firme su internet, dato che non solo di lavoro si tratta, ma anche della cancellazione di un riferimento culturale. Venerdì prossimo è previsto un “tavolo” di confronto fra sindacati e Comune, i quali, scommettiamo, non sapranno cavare un ragno dal buco, essendo in tutt’altre imprese affaccendati.

Senonché, e per completezza, andrebbe anche sottolineato che i negozi non chiuderebbero se la gente ci andasse, e non solo a prendere lo spritz, come fanno nelle librerie-autogrill anche coloro che un libro in vita loro non Una libreria che chiude è sempre una tragedia. Un cupo segno dei tempi. Sta accadendo con la storica Hoepli, vetrine nel centro di Milano a un soffio dal Duomo. Illustre casa editrice, fra l’altro. Ulrico Hoepli si inventò nel 1875 i manuali tecnici, i libri sul come fare le cose. Guadagnò molto e spese anche molto perla comunità. Il planetario di Milano, per esempio, lo dobbiamo a lui. E veniamo all’oggi, con gli eredi che hanno annunciato la chiusura della società.