Colpisce oltre tre milioni di persone nel mondo, soprattutto donne in età fertile: ma a dispetto di questi numeri, possono volerci anni per una diagnosi accurata. È il Lupus Eritematoso Sistemico (Les), una malattia autoimmune complessa e cronica, i cui sintomi includono fatigue (stanchezza profonda di origine inspiegabile), gonfiore e dolori alle articolazioni di mani, polsi, ginocchia, e manifestazioni cutanee come l’eritema sul viso. Ma c’è di più: circa la metà dei pazienti infatti sviluppa nefrite lupica, una complicazione a carico dei reni.

Dalla nefrite lupica al Les

Per molti anni, la terapia d’elezione per le persone con Les è consistita nell’uso di corticosteroidi, gli ormoni come il cortisone dall’azione antinfiammatoria e immunosoppressiva, per fermare la malattia attiva. Ora però uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine mostra come un anticorpo monoclonale che già aveva mostrato risultati positivi sulla nefrite lupica abbia le carte in regola per controllare in modo significativo anche il Les, prevenendo danni potenzialmente letali agli organi vitali e diventando un nuovo standard di cura per questa malattia.

Ricerca scientifica, un motore di sviluppo economico e sociale