Immaginiamo di riempire al massimo i polmoni di aria. E da qui provare a farne entrare altra ancora. Un’azione difficile da compiere e che dà bene la sensazione di “fame d’aria” che conosce bene chi soffre di Bpco, sigla per un nome altrettanto difficile: broncopneumopatia cronica ostruttiva. Questo sintomo non abbandona mai i pazienti e anzi, a ogni forte crisi - quelle che i medici chiamano riacutizzazioni - peggiora, con gravi conseguenze sull’autonomia. “Così il mondo di chi ha la Bpco, lentamente ma inesorabilmente, si rimpicciolisce a una stanza, e a volte a una poltrona quando si è sotto ossigeno-terapia”. A parlare è Simona Barbaglia, presidente di Respiriamo Insieme e caregiver prima del papà e oggi della mamma, colpiti entrambi dalla malattia. L’associazione ha condotto recentemente una ricerca su oltre 1.100 pazienti e caregiver, confermando che proprio le riacutizzazioni sono gli eventi più temuti: “Quando accadono spesso le persone vengono ricoverate. E quando escono dall’ospedale non sono più come quando ci erano entrate”, testimonia.
Clima e polmoni: il doppio legame tra cambiamenti climatici e malattie respiratorie
20 Gennaio 2026
Il 50% dei pazienti gravi è a rischio riacutizzazioni







