Chi soffre di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) sa bene quanto la terapia inalatoria possa fare la differenza nella vita quotidiana. Ma forse pochi sanno che, fino a oggi, anche questi farmaci avevano un costo nascosto: quello ambientale. Il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell'Ema ha appena dato il via libera a una nuova versione della triplice terapia budesonide/glicopirronio/formoterolo fumarato (BGF) che utilizza un propellente con un impatto climatico quasi nullo. Un piccolo cambiamento tecnologico che potrebbe avere effetti molto più grandi, per pazienti e ambiente.

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24 Luglio 2025

Un'innovazione clinica e ambientale

La terapia BGF è già utilizzata da anni per il trattamento della BPCO, ma oggi diventa il primo farmaco inalatorio pressurizzato (pMDI) a passare a un propellente di nuova generazione con un potenziale di riscaldamento globale ridotto del 99,9% rispetto agli standard attuali. Il suo impatto ambientale sarà quindi paragonabile a quello di inalatori che non usano propellenti. Il parere positivo del CHMP si basa su studi clinici che hanno dimostrato la bioequivalenza tra le due versioni del farmaco: quella con il vecchio propellente e quella con quello nuovo. In pratica, stessa efficacia e stessa sicurezza, ma con un'impronta ecologica molto più leggera.