All’inizio, la difficoltà a respirare compare dopo uno sforzo. Poi, progressivamente, la dispnea si manifesta anche a riposo. Ed arriva la tosse, secca, difficile da controllare, con le dita che possono assumere la classica forma “a bacchetta di tamburo”. Così si può prendere la strada verso l’insufficienza respiratoria con conseguente sofferenza per polmoni e cuore in chi soffre di fibrosi polmonare idiopatica (o IPF, acronimo dell’inglese Idiopathic Pulmonary Fibrosis). Per chi soffre di questa malattia rara (incidenza circa 20/100.000 nei maschi;13/100.000 nelle donne) ma il cui riscontro sembra essere in aumento, la ricerca propone prospettive di trattamento importanti. Lo dimostrano i risultati degli studi di fase III FIBRONEER™-IPF e FIBRONEER™-ILD, che hanno valutato nerandomilast, un farmaco sperimentale orale che agisce inibendo la fosfodiesterasi 4B (PDE4B) sperimentale per via orale, in studio rispettivamente nei pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica (IPF) e fibrosi polmonare progressiva (PPF), con e senza terapia antifibrotica di base.

I risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine e presentati come dati late-breaking alla Conferenza internazionale dell’American Thoracic Society (ATS) del 2025.