Nel mondo colpisce 400 milioni di persone, oltre un milione e mezzo in Italia. È al terzo posto tra le principali cause di morte per malattie croniche. Sono i numeri della broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), disturbo polmonare che in molti pazienti, nonostante l’uso quotidiano e scrupoloso degli inalatori, continua a provocare gravi crisi respiratorie, le cosiddette riacutizzazioni, che portano spesso a ricoveri d’urgenza e peggiorano drasticamente la qualità della vita. Una nuova speranza arriva oggi dai risultati dello studio Miranda, un trial di fase III che ha dimostrato la significativa efficacia di un nuovo farmaco biologico, l’anticorpo monoclonale tozorakimab, nella riduzione del tasso di riacutizzazioni della Bpco.
Il peso della malattia
La Bpco danneggia progressivamente i polmoni, causando una costante mancanza di respiro, tosse continua ed eccessiva produzione di muco. Il momento più critico per i pazienti, come dicevamo, è rappresentato dalle riacutizzazioni, veri e propri crolli della capacità respiratoria. Anche seguendo le cure standard, oltre la metà dei pazienti continua a soffrire di questi attacchi, che aumentano il rischio di infarti e di decesso: e anche in questo caso, i numeri sono impietosi, dal momento che circa la metà dei pazienti sopravvive solo tre anni e mezzo dopo la riacutizzazione grave; il Piano Nazionale Esiti 2025 ha registrato circa 70mila ospedalizzazioni l’anno in Italia a causa di questo disturbo.






