Vivere con il lupus eritematoso sistemico significa convivere con l’incertezza. Dolore, stanchezza, riacutizzazioni improvvise. E la consapevolezza che, nel tempo, la malattia possa lasciare segni irreversibili. Per milioni di persone nel mondo, soprattutto donne giovani, il lupus non è solo una diagnosi ma una prova quotidiana. È in questo scenario che arrivano risultati che parlano di speranza concreta.

Lo studio Tulip-Sc: meno attività di malattia, risultati solidi

Una nuova formulazione di anifrolumab, somministrata per via sottocutanea, ha dimostrato di ridurre in modo statisticamente significativo e clinicamente rilevante l’attività di malattia nei pazienti con lupus eritematoso sistemico. È quanto emerge dallo studio di fase III Tulip-Sc, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Arthritis & Rheumatology.

Rispetto al placebo, anifrolumab sottocutaneo ha mostrato un beneficio chiaro e misurabile. Alla settimana 52, il 56,2% dei pazienti trattati ha ottenuto una riduzione dell’attività di malattia, contro il 37,1% del gruppo placebo, valutata tramite la scala BICLA (British Isles Lupus Assessment Group-based Composite Lupus Assessment). La differenza è pari al 19,1%, un risultato coerente con gli studi precedenti.