Per migliaia di persone affette da nefropatia da immunoglobulina A (IgAN), soprattutto giovani adulti, potrebbe presto aprirsi una nuova prospettiva terapeutica. I dati presentati al Congresso europeo della Società di Nefrologia a Vienna parlano chiaro: il nuovo farmaco sibeprenlimab è in grado di ridurre del 51,2% la proteinuria - uno dei principali indicatori di progressione verso l’insufficienza renale - rispetto al placebo. La nefropatia da immunoglobulina A è una malattia renale autoimmune e progressiva che può portare alla dialisi o al trapianto.
Medicina di laboratorio, cosa si rischia se si affidano all’esterno le attività
11 Giugno 2025
L’anticorpo che colpisce la malattia
Sibeprenlimab è un anticorpo monoclonale che agisce bloccando l’attività di April (A Proliferation-Inducing Ligand), una proteina coinvolta nel processo patologico della IgAN. April stimola la produzione di IgA1 con deficit di galattosio (Gd-IgA1), che si aggregano in immunocomplessi nei reni e attivano la cascata infiammatoria. Interrompere questo processo significa ridurre l’accumulo di danni e rallentare la progressione verso l’insufficienza renale. Il farmaco viene somministrato tramite una siringa monodose sottocutanea ogni quattro settimane. È pensato per l’autosomministrazione o per essere somministrato da personale sanitario a domicilio.






