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L'energia resta un fattore di vulnerabilità strutturale sicché ogni tensione esterna si traduce immediatamente in costi industriali più alti, salari erosi e competitività che scivola via

La crisi energetica non è più un'ipotesi ma un orizzonte concreto per Paesi fragili come l'Italia, che sulla sicurezza delle forniture continua a vivere di equilibri precari e decisioni tardive. Nel frattempo l'economia globale cambia marcia e gli shock internazionali si scaricano su un continente, l'Europa, che sembra incapace di reagire con la necessaria rapidità: mentre la geopolitica s'infiamma, Bruxelles compila verbali. In questo quadro il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha posto una questione netta: sospendere subito il Patto di Stabilità, come accadde durante la pandemia e nei mesi più duri della guerra in Ucraina. Non è una provocazione. È una richiesta di realismo. Se l'inflazione riparte - e tutto lascia pensare che possa farlo - l'Europa rischia di correre più veloce degli altri verso il muro. Per non parlare di un rischio stagflazione, che potrebbe configurarsi ai bordi di una potenziale recessione.