Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Bruxelles considera inopportune eventuali deroghe. E il governo accelera sul Dfp
Nel pieno della nuova fiammata del caro-energia e con uno scenario internazionale che resta carico di incognite, l'Italia si ritrova ancora una volta a fare i conti con una rigidità europea che olezza di discriminazione. Mentre Francia e Germania continuano a sostenere le rispettive economie con politiche espansive, Roma deve muoversi in un perimetro stretto, con il bilancio ormai quasi esaurito dopo i due decreti Carburanti e con la necessità di rispettare parametri sempre più stringenti.
È in questa cornice che si inserisce il pressing del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, convinto che una sospensione del Patto di Stabilità, in presenza di uno shock energetico e geopolitico prolungato, non sia un tabù ma una scelta di buon senso. La Commissione Ue, tuttavia, fa orecchie da mercante. In un'analisi preparata per l'Eurogruppo si legge che la sospensione del Patto "non sarebbe appropriata in questa fase" e che la clausola generale di salvaguardia può essere attivata "solo in caso di grave recessione economica nell'area dell'euro o nell'Ue nel suo complesso". Un'impostazione che, di fatto, lascia gli Stati membri soli davanti all'emergenza energetica e rischia di trasformare la prudenza fiscale in una nuova forma di austerità.






