Missili sempre meno numerosi, droni sempre più diffusi. È nella curva discendente dei lanci iraniani che si può tentare di capire la guerra in corso. Nei primi otto giorni di conflitto Teheran ha lanciato centinaia di vettori, ma il ritmo si è ridotto progressivamente: 350 missili balistici nel primo giorno, 175 nel secondo, 120 nel terzo, fino ai 15 dell’ottava giornata. Anche gli sciami di droni mostrano un andamento simile: 294 il primo giorno, 541 il secondo, poi una discesa costante fino a 12 nell’ultimo conteggio. Il dato, osservato da analisti e fonti militari, racconta molto più di una semplice statistica. Significa che il cuore della strategia iraniana, il suo arsenale missilistico, è diventato il bersaglio principale della campagna militare guidata da Stati Uniti e Israele. Secondo l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, quella in corso è infatti «un’operazione guidata dagli Stati Uniti contro la minaccia regionale e globale chiamata Iran», con l’obiettivo di neutralizzare missili balistici, programma nucleare e reti terroristiche costruite dal regime in quasi mezzo secolo.