I punti cerchiati in rosso sulla cartina del Belpaese sono tre. Anche se nell’elenco, almeno a matita, andrebbero aggiunti i sistemi di sorveglianza satellitare, come il Muos di Niscemi, e porti e aeroporti chiamati a offrire un supporto logistico aggiuntivo. Gli sviluppi della guerra in Iran, con attacchi estesi ai Paesi del Golfo, riportano al centro l’opportunità per gli Stati Uniti di utilizzare le basi dislocate sul territorio italiano per rispondere agli ayatollah. Un punto su cui la premier Giorgia Meloni, ai microfoni di Rtl, è stata chiara: ci si atterrà «agli accordi bilaterali siglati» che implicano «chiaramente» un impiego di «logistica e in operazioni non cinetiche, vale a dire di non bombardamento». Richieste di utilizzo più esteso, infatti, implicherebbero un passaggio governativo e, a cascata, un voto in Parlamento. In base al bilateral Infrastructure Agreement - Bia, firmato nel 1954, sono tre le principali basi militari concesse dagli Usa: Sigonella, Aviano e Ederle.

La Naval Air Station di Sigonella rappresenta il principale centro operativo della marina statunitense nel Mediterraneo: è qui, in Sicilia, che si è intensificato in questi giorni il traffico di droni e aerei americani, ma solo per rifornimento e sorveglianza aerea. Spostando lo sguardo al Nord, si arriva all'aeroporto militare d Aviano, Pordenone, sede della base aerea utilizzata dalla United States Air Force e sede della 31° Fighter Wing, una delle principali unità operative presenti in Ue. Infine, a quasi 150 chilometri di distanza, a Vicenza, ecco Camp Ederle, sede della 173a Airborne Brigade degli Stati Uniti, brigata di paracadutisti impiegata in operazioni in Africa e Medioriente. Nella stessa area anche la Caserma Del Din che di Camp Ederle rappresenta una base operativa.