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6 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:47

La guerra di Stati Uniti e Israele in Iran ha riaperto una domanda che torna ciclicamente nella politica italiana: quanto è sottile il confine tra essere e non essere in guerra quando sul territorio nazionale è concentrata una delle più dense reti di infrastrutture militari occidentali? Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito l’attacco contro Teheran “al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Roma ha anche precisato che, almeno finora, Washington non ha chiesto l’utilizzo delle basi in Italia per operazioni contro l’Iran. Ma il dibattito resta aperto, se non altro perché l’articolo 11 della Costituzione sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.

Resta il fatto che nel Mediterraneo e nel fianco sud della NATO, il territorio italiano è uno dei principali nodi logistici della presenza militare americana. In Italia operano circa tredicimila militari statunitensi distribuiti in decine di infrastrutture, in un sistema regolato da tre diversi trattati: il NATO Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 e il Memorandum d’Intesa “Shell Agreement” del 1995.