L'Italia è pronta a portare sistemi di difesa nei Paesi del Golfo per rafforzare lo scudo contro gli attacchi iraniani.
Per questo tipo di supporto, a differenza di quanto accade per l'Ucraina, potrebbe non essere necessario un decreto ad hoc ma ci sarebbe già il nulla osta politico nella risoluzione approvata la scorsa settimana.
L'intenzione è di fornire radar o droni fino ai lanciatori pronti a neutralizzare i velivoli lanciati da Teheran. Il tutto per favorire la tattica militare della "saturazione": affollare i cieli con l'impiego massiccio e simultaneo di sciami di droni senza pilota per far fronte agli attacchi fino al consumo delle munizioni di artesh e pasdaran. Resta un nodo cruciale, l'invio del Samp T: il sistema terra-aria che intercetta e poi neutralizza con i missili le minacce provenienti dal cielo, già fornito in due esemplari a Kiev (uno però è stato distrutto dalle truppe di Mosca), è assemblato in collaborazione con la Francia e la produzione dei suoi componenti richiede tempi lunghi. L'Italia dovrebbe averne attualmente a disposizione altri quattro: uno è in Estonia e resterebbe in Europa orientale per garantire la sicurezza dell'area, altri due sono a Sabaudia a difesa del nostro Paese e un terzo è a Mantova. I Paesi del Golfo lo avrebbero espressamente chiesto all'Italia e uno dei dispositivi potrebbe essere trasferito in Kuwait o negli Emirati. Ma questa al momento resta solo un'opzione sul tavolo, in attesa che ne venga concordato l'invio al Consiglio Nato: l'esito della decisione, quindi, non è affatto scontato.














