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Circa la metà è carica di petrolio e gas. I marittimi ora possono rifiutare l'imbarco
In pochi giorni lo Stretto di Hormuz si è trasformato da arteria vitale del commercio globale nella zona di combattimento più pericolosa al mondo. Ieri il settore marittimo internazionale ha ufficialmente designato lo Stretto, il Golfo di Oman e il Golfo Persico come "aree di operazioni belliche". La decisione, presa dopo una riunione tra sindacati e compagnie a livello mondiale, riflette l'escalation militare in Medio Oriente e l'aumento dei rischi per la navigazione commerciale, a fronte di "centinaia" di navi bloccate nella regione. Il passaggio conferisce ai marittimi il diritto di rifiutare l'imbarco, la possibilità di essere rimpatriati a spese dell'armatore e diversi bonus e indennità.
Il costo per assicurare una petroliera o un mercantile che attraversa Hormuz è aumentato fino a dodici volte dall'inizio del conflitto. Secondo i broker assicurativi interpellati dal Financial Times, gli armatori devono ora pagare premi pari fino al 3% del valore della nave, rispetto a circa lo 0,25% di prima della guerra. Donald Trump, ieri ha detto che lo Stretto di Hormuz "rimarrà aperto" e ha poi annunciato che la United States Development Finance Corporation fornirà un'assicurazione contro i rischi politici, "a un prezzo molto ragionevole" per le petroliere e le navi cargo che operano nel Golfo e nelle sue vicinanze.












