Dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele - come largamente prevedibile - l’Iran ha allargato il teatro del conflitto al Medio Oriente. Unico modo per tentare di sopravvivere. I suoi missili balistici e i droni a lungo raggio hanno colpito Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Qatar, Kuwait e Oman. Paesi arabi che finora avevano cercato di restare neutrali.
In questi Paesi le bombe iraniane hanno spostato il sentimento comune, dalle critiche o l’indifferenza verso l’operato di Israele alla condanna verso Teheran. Il Consiglio di Cooperazione del Golfo, la Lega Araba e anche l’Egitto hanno espresso una forte condanna per gli attacchi agli Stati del Golfo Persico.
“Se dovesse protrarsi, il conflitto potrebbe rappresentare un vero punto di svolta per i Paesi del Golfo, perché potrebbe rimodellare il modo in cui pensano alla loro sicurezza, alle alleanze e al loro futuro”, ha detto Khalid Al-Jaber del Middle East Council.
L’attacco ai Paesi arabi rischia di essere un errore strategico: l’Iran è diventato un pericolo per la sicurezza nazionale di Paesi che, da neutrali o distanti, si ritrovano ora dalla stessa parte di Israele. Un assist alla visione di Netanyahu di creare un sistema di difesa regionale in Medio Oriente, a partire dagli Accordi di Abramo. Il patto di cooperazione economica e politica firmato nel 2020, con la mediazione di Trump, tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Per rimarcare il riavvicinamento tra questi Paesi era stato scelto il nome di Abramo, patriarca biblico da cui discenderebbero ebrei, musulmani e cristiani.













