Il leader saudita Muhammad ben Salman (Mbs) si ritrova al centro del vortice apertosi dopo l'uccisione di Ali Khamenei, mentre il nuovo round di guerra si estende dal Mediterraneo al Golfo, proprio nel cortile di casa di Riad.
Con le capitali arabe alleate di Washington sotto pressione, il principe ereditario è chiamato a imprimere la direzione alla risposta a Teheran, tra contenimento dell'escalation e gestione politica della vulnerabilità del sistema di potere iraniano.
Per il secondo giorno consecutivo attacchi iraniani hanno colpito obiettivi in Arabia Saudita, in Oman - Paese a lungo mediatore tra Washington e Teheran e finora risparmiato - e negli altri quattro Stati del Consiglio di cooperazione del Golfo. I ministri dei sei Paesi si sono riuniti per cercare una linea comune, consapevoli che il baricentro delle decisioni resta a Riad e nelle scelte di Mbs.
La convocazione in mattinata dell'ambasciatore iraniano a Riad aveva dato subito un segnale di gestione politica della crisi: il vice ministro degli Esteri saudita Walid al-Khereiji aveva denunciato "aggressioni flagranti" e violazioni della sovranità saudita, ribadendo che il regno adotterà tutte le misure necessarie per difendere il proprio territorio. Allo stesso tempo Riad ha così chiarito di voler mantenere un canale diplomatico formale con Teheran anche nel pieno delle tensioni, presidiando lo spazio negoziale mentre rafforza le difese.













