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5 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:57
Questo decennio è nato decisamente sotto una cattiva stella. Nel giro di pochi anni si sono verificate ben quattro crisi economiche globali, una successione piuttosto imprevedibile che può sfidare qualsiasi cigno nero. La prima è stata la crisi sanitaria del Covid che ha ridotto il Pil mondiale in maniera drammatica: per l’Italia il calo è stato dell’8%. Dopo due anni è arrivata la guerra regionale, anche se poi si è estesa in maniera indiretta, tra Russia e Ucraina. L’effetto stavolta è stato quello di far esplodere l’inflazione, arrivata a superare il 10% annuo, con una perdita di reddito non più recuperata. Nell’aprile 2025 Trump ha sconvolto il commercio internazionale con le sue tariffe di ritorsione verso più di cento Paesi nel tentativo di tutelare gli interessi economici americani.
Adesso è arrivata una seconda guerra regionale. Questa guerra, iniziata da Israele e dagli Usa contro l’Iran, è ancora meno comprensibile della precedente perché non c’è contiguità territoriale tra i Paesi coinvolti, quindi nessuna diatriba territoriale, e si tratta, par di capire, di una guerra preventiva. In altri tempi una guerra preventiva si sarebbe chiamata aggressione, in contrasto con il diritto internazionale – al di là del fatto che l’Iran sia governato da un regime autocratico e ferocemente repressivo. Anche gli obiettivi da raggiungere non sembrano chiari, almeno per gli Usa che, di fatto, non possono essere minacciati direttamente. Per Israele si tratta invece di eliminare definitivamente l’arsenale militare iraniano, e possibilmente un bel po’ dei suoi leader politici e militari, per garantire la sua sicurezza.









