Un semplice sensore da polso potrebbe rivelarsi uno strumento prezioso per anticipare il decorso clinico nella sclerosi multipla. È quanto emerge da una nuova ricerca, appena pubblicata sulla rivista Neurology, organo ufficiale dell’American Academy of Neurology: i dati indicano infatti che l’analisi costante dell’attività fisica e dei ritmi sonno-veglia, eseguita per l’appunto da dispositivi indossabili al polso, permette di individuare i pazienti con maggiore probabilità di andare incontro a un peggioramento della disabilità e a una riduzione del volume cerebrale, offrendo una finestra di intervento precoce che i test clinici tradizionali a volte faticano a cogliere.
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Intercettare i segnali invisibili
Gli attuali strumenti di misurazione della disabilità nella sclerosi multipla non sono sempre strutturati per rilevare cambiamenti minimi nella quotidianità dei pazienti. Per superare questo ostacolo, gli autori del lavoro hanno utilizzato dei dispositivi indossabili in grado di misurare la quantità di attività fisica (leggera, moderata o intensa), il tempo trascorso in inattività e i ritmi circadiani. “L’identificazione tempestiva del rischio di progressione della sclerosi multipla”, ha spiegato Kathryn C. Fitzgerald, della Johns Hopkins University, una degli autori dello studio, “è essenziale per limitare la disabilità a lungo termine: l’uso di dispositivi accessibili e a basso costo può fornire un biomarcatore comportamentale per evidenziare le alterazioni precoci della malattia”.






