Una nuova ricerca su Nature Communications prova finalmente a quantificare lo sforzo fisico, basandosi non più sui ricordi delle persone, ma su dati oggettivi raccolti da dispositivi indossabili.
Lunga vita: l’archivio completo
Lo studio
I ricercatori hanno analizzato i movimenti di oltre 73.000 partecipanti della UK Biobank, seguiti per otto anni, attraverso accelerometri in grado di distinguere con precisione la reale intensità dell’attività fisica - leggera, moderata o vigorosa - e di correlare ciascun livello con il rischio di mortalità, malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e tumori.
Fino a oggi le linee guida si basavano su dati auto-riportati e su una convenzione piuttosto approssimativa: un minuto di attività vigorosa (correre, fare spinning, salire rapidamente le scale) equivale a due minuti di attività moderata (camminare a passo svelto). Ma quando si misurano i movimenti in modo oggettivo, la realtà cambia radicalmente. Per ottenere la stessa riduzione di rischio - che si tratti di prevenire una malattia cardiovascolare, un tumore o il diabete - servono in media 4 minuti di attività moderata per ogni minuto di attività vigorosa, e addirittura fino a 90 minuti di attività leggera (come passeggiare lentamente o svolgere faccende domestiche).








