La sclerosi multipla è una malattia degenerativa che colpisce il sistema nervoso, alimentata da processi immunologici e infiammatori. È una malattia in cui il danno si accumula nel tempo, soprattutto in alcune forme di malattia, con meno opzioni di trattamento, come le forme progressive. Riuscire a capire quali sono i processi che guidano la progressione della malattia è uno degli obiettivi di diversi ricercatori nel campo. La speranza infatti è di poter intercettare dei segni su cui intervenire farmacologicamente per mettere un freno a questo processo. Magari grazie all’identificazione di appropriati marcatori, facilmente misurabili, che possano segnalare l’accumulo di danni neuronali.

E un nuovo potenziale marcatore è quello che è stato appena identificato da uno studio codiretto da Jennifer Gommerman, professoressa e direttrice di immunologia presso la Temerty Faculty of Medicine dell’Università di Toronto e da Valeria Ramaglia, professoressa associata di immunologia all'Università di Toronto, ricercatrice presso il Krembil Brain Institute dell’University Health Network. I risultati della loro ricerca sono stati pubblicati su Nature Immunology.

Sclerosi multipla: quale farmaco controlla meglio le ricadute?