La tecnologia come alleata dei malati di Alzheimer, che potrebbero servirsene per mantenere più a lungo la loro autonomia e rimandare gli effetti del decadimento cognitivo legato alla patologia: il parco del Centro Pime ha ospitato i test di un innovativo studio condotto da Davide Cammisuli, già ricercatore di Airalzh (Associazione italiana ricerca Alzheimer) e professore a contratto presso la Scuola di specializzazione in psicologia clinica dell’Università Cattolica di Milano, sul disorientamento spaziale delle persone che manifestano i primi sintomi della malattia di Alzheimer.
I risultati dello studio – che si è concentrato su un aspetto ancora poco indagato dalla letteratura scientifica, per lo meno per quanto riguarda quella in lingua italiana – sono presentati da Airalzh onlus in occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer, che ricorre il 21 settembre.
Quando si parla di malattia di Alzheimer, uno dei primi campanelli d’allarme da tenere in considerazione è il disorientamento spaziale (o disorientamento topografico), che impedisce ai meccanismi cerebrali dell’individuo di orientarsi nello spazio, impedendo una rappresentazione mentale dell’ambiente circostante.
La ricerca di Cammisuli ha dimostrato, per la prima volta, una chiara alterazione della cognizione spaziale in pazienti con lieve declino cognitivo e biomarcatori per malattia di Alzheimer. “Ci siamo focalizzati su un gruppo di persone che, pur essendo ancora indipendenti per quanto riguarda lo svolgimento delle attività quotidiane, manifestano segnali di un lieve decadimento cognitivo e sono state sottoposte a esami che hanno avvalorato che tali segnali sono dovuti alla malattia dell’Alzheimer – spiega Davide Cammisuli – Bisogna infatti lavorare nelle fasi preliminari della malattia per trovare terapie efficaci, farmacologiche e non, che possano contrastare il più a lungo possibile il decadimento più severo”.








