L’approvazione dei primi farmaci indirizzati a rallentare la progressione dell’Alzheimer sta ponendo nuova enfasi sulla diagnosi precoce di questa malattia. Perché per dare i risultati sperati, le terapie devono essere somministrate prima che il declino cognitivo si faccia rilevante. Ed è in questo senso che va un nuovo studio dell’Università di Lund, in cui viene presentato un nuovo test cognitivo digitale con cui i medici di famiglia possono identificare gli assistiti più a rischio di soffrire di una forma iniziale di Alzheimer, e che meritano quindi un approfondimento specialistico per la diagnosi.

Il test

Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, ha valutato l’efficacia di un test pensato per essere auto-somministrato, senza bisogno dell’aiuto di un medico. L’esame si basa su uno strumento digitale battezzato BioCog, che valuta le capacità mnemoniche e di attenzione per stabilire il profilo di rischio di chi vi si sottopone. L’idea alla base di questo strumento di valutazione è quella di accelerare le diagnosi precoci, in vista di un futuro in cui dovrebbero diventare disponibili test diagnostici di laboratorio e terapie per rallentare la progressione dell’Alzheimer.

Alzheimer: nanoparticelle d’oro, il segreto del test per la diagnosi precoce