Rendere visibile un segnale appena percettibile, grazie all’utilizzo di nanoparticelle d’oro. E’ questo, in estrema sintesi, l’obiettivo di Sensor di Caterina Dallari, un progetto per la diagnosi precoce della malattia di Alzheimer, attraverso lo sviluppo di un nuovo test del sangue. La ricercatrice del Laboratorio Europeo di Spettroscopia Non Lineare (Lens) di Firenze e dell’Istituto Nazionale di Ottica (Ino-Cnr) è infatti tra i vincitori del Bando Agyr 2024 (Airalzh Grants for Young Researchers) di Airalzh Onlus (Associazione Italiana Ricerca Alzheimer). Grazie a questo finanziamento potrà dunque proseguire gli studi in un campo di ricerca che mira a superare gli ostacoli attuali nella diagnosi della malattia.

La proteina tau legata all’Alzheimer è anche nel cervello dei neonati. Molto più che nei pazienti

23 Luglio 2025

Come si fa la diagnosi di Alzheimer, oggi

“Ad oggi il gold standard nella clinica per la diagnosi di Alzheimer si basa sulla rilevazione di biomarcatori, quali le beta amiloidi e le proteine tau, nel liquido cerebrospinale, un esame invasivo che prevede una puntura lombare piuttosto dolorosa - spiega la ricercatrice - Oltre all’analisi per la ricerca di biomarcatori sono poi necessari esami di imaging, come la Pet, utili per identificare la presenza di placche di amiloidi nel cervello. Ma tutti questi esami sono costosi, richiedono personale adeguatamente formato, sono utilizzati solo all’insorgere dei sintomi, e non consentono di immaginare una sorta di screening per la malattia nella popolazione”.