Sono una puntura al dito e la presenza di tre proteine nel sangue a fare la differenza tra chi potrebbe avere la malattia di Alzheimer e chi no. Lo conferma un nuovo test in fase di sperimentazione nello studio Bio-Hermes-002 condotto dall'ente benefico per la ricerca medica LifeArc e dalla Global Alzheimer's Platform Foundation, con il supporto dell'UK Dementia Research Institute. Secondo le previsioni dei ricercatori questo test dovrebbe portare un aiuto concreto, rapido e meno invasivo, nella diagnosi di Alzheimer. Cosa che, esaminando ciò che succede oggi nella pratica clinica, dovrebbe garantire un effettivo salto di qualità. Lo conferma la professoressa Fiona Carragher, responsabile delle politiche e della ricerca all’Alzheimer's Society. “Visto che i test non sono attualmente ampiamente disponibili nel Regno Unito - dice Carragher, ottenere una diagnosi accurata richiede troppo tempo". La puntura al dito quindi velocizzerebbe i tempi.

Lo studio a tre

La ricerca sta coinvolgendo 1.000 volontari ultra 60enni reclutati nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Canada. Ad oggi ne ha arruolati 883, di cui oltre 360 hanno completato tutti i test. Parliamo di un mix di persone con capacità cognitive normali e con lievi deficit, ma anche di alcune affette da Alzheimer in fase iniziale.