Un semplice esame del sangue potrebbe aiutare le persone con Alzheimer a capire quando i sintomi diventeranno più gravi. È quanto emerge da uno studio condotto su oltre 600 pazienti, che apre alla possibilità di avere una sorta di “orologio biologico” capace di stimare l’evoluzione della malattia. La ricerca, guidata da un team della Washington University in St. Louis e pubblicata sulla rivista Nature Medicine, ha sviluppato un modello in grado di prevedere l’insorgenza del deterioramento cognitivo con un margine di accuratezza di circa tre o quattro anni.
Al centro dello studio c’è una proteina chiamata p-tau217, già nota alla comunità scientifica per il suo legame con i processi neurodegenerativi tipici dell’Alzheimer. Analizzando i livelli di questa proteina nel sangue, i ricercatori hanno osservato una correlazione significativa con la velocità del declino cognitivo. In altre parole, concentrazioni più elevate di p-tau217 sembrano indicare un’evoluzione più rapida della malattia. Questo biomarcatore potrebbe quindi fornire una stima personalizzata dei tempi in cui i sintomi diventeranno clinicamente rilevanti.
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