Nel sangue potrebbero celarsi indizi preziosi in grado di aiutarci a capire chi tra gli anziani sta invecchiando meglio. Una ricerca condotta dalla Duke Health, in collaborazione con l’Università del Minnesota, ha scoperto che piccole molecole di RNA, note come piRNA, possono prevedere con precisione se gli anziani hanno più o meno probabilità di sopravvivere almeno altri due anni. I risultati, pubblicati sulla rivista Aging Cell, suggeriscono che un semplice esame del sangue potrebbe un giorno aiutare a identificare prima i rischi che possono compromettere la sopravvivenza e ad orientare le strategie di trattamento per promuovere un invecchiamento sano.
“I piRNA non sono una palla di vetro, ma potrebbero essere utili come sistema di allerta precoce”, commenta Giuseppe Novelli, genetista dell'Università Tor Vergata di Roma e autore, insieme al giornalista Enrico Orzes, del libro “Leggere i geni. Viaggio nelle meraviglie del Dna” (Edito Egea).
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Lo studio
Il team di ricerca ha analizzato i campioni di sangue di migliaia di individui, scoprendo che i livelli di questi piccoli RNA fluttuano in modo coerente con l’invecchiamento biologico. Quando i piRNA sono bassi, l’organismo sembra “invecchiare bene”, con meno livelli di infiammazione e danni cellulari contenuti. Al contrario, un loro innalzamento funge da spia luminosa: qualcosa, nel delicato equilibrio cellulare, sta iniziando a cedere.







