Nella nuova puntata della rubrica Women Up, una donna racconta il suo percorso professionale e personale
di Sarah Barberis
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I recenti tragici casi di cronaca che coinvolgono ospedali e personale sanitario stanno aprendo uno squarcio su ciò che troppo spesso resta invisibile: le reali condizioni dell’ambiente di lavoro ospedaliero. Un ambiente che, non a caso, grava in modo particolare su un lavoro svolto in larghissima parte da donne. Dietro la retorica della vocazione e della dedizione si nascondono contesti segnati da stress cronico, carenze organizzative e dinamiche di potere che mettono a rischio la salute di chi cura. Secondo uno studio pubblicato nel marzo 2025 sull’American Journal of Nursing, oltre la metà degli infermieri coinvolti presenta livelli clinicamente rilevanti di stress lavorativo e burnout, strettamente legati non solo al carico di lavoro, ma soprattutto all’ambiente organizzativo e alla mancanza di controllo sulla propria pratica professionale.
Non si tratta di fragilità individuali, ma di un problema strutturale che ha anche una chiara dimensione di genere. Chi lavora in contesti percepiti come ostili, disfunzionali o privi di supporto riporta più stress cronico, maggiore esaurimento emotivo e una drastica riduzione della soddisfazione lavorativa. Come racconta la storia di Sonia, infermiera dal 1993, le conseguenze sulla salute possono essere gravi e, troppo spesso, restano inascoltate.






