Il libro “Microcosmo” di Lynn Margulis e Dorion Sagan (Mimesis Edizioni) non si limita a raccontare “Quattro miliardi di anni di evoluzione batterica”, come recita il sottotitolo: li narra seguendo una trama che trasfigura l’immagine che noi esseri umani abbiamo di noi stessi.
Il punto di partenza - scrivono i due autori - è che “i batteri e la loro evoluzione sono così ricchi di significato che la divisione fondamentale tra le forme di vita sulla Terra non è fra le piante e gli animali, come si suppone co munemente, ma fra i procarioti, organismi composti di cellule prive di un nucleo ben definito, cioè i batteri, da un lato, e gli eucarioti”, cioè tutte le altre forme di vita, dall’altro. Nei primi due miliardi di anni sulla Terra, “i procarioti, nuotando ed evolvendosi nell’oceano primordiale, inventarono tutti i siste mi chimici miniaturizzati essenziali per la loro sopravvivenza: la fermentazione, la fotosintesi, la fissazione dell’azoto dell’aria e la respirazione aerobica”.
La seconda parte della storia, cioè i successivi due miliardi di anni, ci racconta che tutte queste invenzioni dei procarioti furono trasferite, per via genetica, dai batteri alle piante e agli animali come oggi li conosciamo; e questa è la storia dell’evoluzione biologica, dal semplice al complesso, che ci è familiare, per lo meno a grandi linee, e che tutti crediamo di conoscere. Ma esiste un aspetto di questa grandiosa vicenda evolutiva che i biologi hanno scoperto e che invece (probabilmente) non è ancora stato bene assorbito dalla consapevolezza collettiva, vale a dire il ruolo che in tutto questo hanno avuto, e continuano ad avere, i mitocondri.








