Secondo la nonna di Piero Ugliengo, donna pragmatica di un altro secolo, cresciuta nelle campagne della provincia italiana, la questione della nascita della vita si risolveva in modo piuttosto semplice: i topi nascono dallo sporco. Non servivano spiegazioni complesse: bastava osservare un mucchio di stracci abbandonati in cantina per vederli apparire. Una visione naïf della teoria della generazione spontanea, o abiogenesi, in voga fino al diciassettesimo secolo e smentita definitivamente nel diciannovesimo, che contiene però la ricerca della risposta a una domanda che lo stesso Ugliengo, oggi professore ordinario di chimica fisica all’Università di Torino, ha messo al centro del suo nuovo saggio, La vita inizia qui (Il Mulino 2026): come è nata la vita? Si tratta di un interrogativo antico quasi quanto l’essere umano, cui scienziati e filosofi hanno provato per anni a trovare una risposta convincente, e che si è fatto ancora più complicato quando Friederich Wöhler, nel 1828, ha sintetizzato la prima molecola organica da composti inorganici, dissolvendo la linea di confine tra materia vivente e non vivente. Nel suo libro, Ugliengo viaggia alla ricerca delle origini chimiche dell’esistenza della vita, seguendo un percorso che parte dalle nubi interstellari e dai meteoriti carichi di molecole per giungere fino ai fondali oceanici della Terra primordiale: lo abbiamo incontrato per farci accompagnare in questo viaggio a ritroso e comprendere come è nata la vita.